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Ultimo aggiornamento: 19:07

Stava per accadere contro il Liverpool, poi è arrivato il Var, il rigore che definire “generoso” è poco, la trasformazione di Szoboszlai e la seconda sconfitta consecutiva in Champions League. E anche questa volta – come nel resto della stagione – non è arrivato il pareggio. Perché la squadra di Cristian Chivu non sa pareggiare: 21 partite giocate tra campionato, Coppa Italia e Champions League, 15 vittorie e 6 sconfitte. E anche quando il pareggio sembra a un passo, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Vedi Liverpool, Atletico Madrid, Juventus per citarne tre.

La squadra di Chivu gioca bene, diverte, è lì a competere per la vetta sia in Europa che in Serie A, tira fuori prestazioni straripanti come contro il Como, ma poi si perde in piccole cose. Dettagli che fanno la differenza. È successo in tutti i big match (a eccezione della Roma) e non è un caso. E quattro sconfitte in quattordici giornate sono tante per chi mira al massimo.

Che sia per un rigore come contro il Liverpool, un calcio d’angolo come contro l’Atletico Madrid, un’ingenuità e un rigore sbagliato come contro il Milan, errori individuali come contro la Juventus, la costante dell’Inter 2025/26 è che non c’è una via di mezzo. O si perde o si vince. Un dato che visto così può sembrare casuale, ma che in realtà non lo è. Sfortuna a parte – fattore peraltro soggettivo e opinabile – l’Inter di Cristian Chivu è bella da vedere, gioca un bel calcio, è aggressiva, organizzata ma pecca in altro.