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Il “Cloud Dancer” scatena accuse surreali: dal razzismo al "suprematismo bianco"
Dal 1999 il Pantone Color Institute indica il colore dell’anno, ossia quello che diventerà prevalente nella moda, nel design o semplicemente nell’alimentazione. Parliamo di un’istituzione riconosciuta a livello internazionale, simbolo di qualità e di competenza. Ma il fondamentalismo woke non risparmia nessuno ed ecco le consuete, immarcescibili, ridicole polemiche. Sì, perché il “color of the year” è il “Cloud Dancer”, letteralmente “ballando fra le nuvole”. Parliamo di una tonalità di bianco ispirata proprio alle nuvole, un “simbolo di influenza calmante” in una società frenetica secondo gli addetti ai lavori. E quindi, per i soliti soloni, siamo di fronte a un cristallino caso di razzismo.
Per la prima volta in ventisei anni l’istituto Pantone ha puntato su un “non colore”, ma la spiegazione degli esperti chiarisce tutto: il “Cloud Dancer” rappresenta l’auspicio per un “nuovo inizio” in “un mondo pieno di rumori”. Anche perché non si tratta di una scelta frutto del caso: ogni anno un team di esperti del colore va alla ricerca delle nuove tendenze cromatiche. Dietro c’è tanto studio, molta scienza e parecchia tecnologia, basti pensare allo studio dei nuovi materiali. Ma l’integralismo della cultura del risveglio non ammette ragioni e anche alcune testate di rilievo come Vogue e il New York Times hanno accusato l’istituto Pantone di voler “cancellare” il colore dell’anno 2025, il Mocha Mousse, un marrone chiaro.






