Il 2025 dell’industria americana della trasformazione della carne si chiude allo stesso modo di come si era aperto, vale a dire nel segno della paura e dell’incertezza legata all’influenza aviaria. Questa volta a colpire è stata la variante H5N5, nello stato di Washington, uccidendo per la prima volta un essere umano. Il caso, che risale a fine novembre, è stato riconosciuto ufficialmente solo in questi giorni, certificando che l’aviaria è tornata di nuovo a farsi pericolosa negli Usa, dopo che, a gennaio, la H5N1 aveva già fatto una vittima. La costante, in questo 2025, sono state le rassicurazioni del sistema sanitario sulla sicurezza dell’industria alimentare - il contagio, secondo le prime ricostruzioni, riguarderebbe una persona anziana con problemi di salute preesistenti, che teneva uccelli domestici nel suo cortile - che, però, non sono bastate ad arginare una nuova ondata di volatilità per i principali titoli della trasformazione della carne, in particolare del pollame.

A pagarne le spese sono state, ieri, le azioni di Pilgrim’s, Tyson Food, Jbs, Hormel Foods e altri, tutte sotto pressione a Wall Street ieri in apertura di giornata, con un impatto diverso a seconda del grado di diversificazione del portafoglio prodotti. Il nuovo caso (di cui sembra al momento beneficiare un titolo «alternativo» come Beyond Meat, nonostante le sue difficoltà interne) arriva come detto a sigillo di un anno che non ha concesso tregua a un segmento già in ristrutturazione. Già all’inizio dell’anno, la notizia del primo decesso umano per influenza aviaria H5N1 negli Usa (la vittima, in Louisiana, aveva 65 anni e patologie pregresse), ha innescato volatilità e in generale, un calo delle quotazioni delle società della filiera, in particolare nel settore avicolo. In parallelo al calo azionario, i prezzi al dettaglio delle uova si sono impennati: a marzo di quest’anno il prezzo medio di una dozzina di uova negli Usa ha raggiunto i 6,23 dollari, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Focolai continui e l’aumento dei prezzi hanno mantenuto i titoli sotto pressione per gran parte dell’anno, nonostante una parziale ripresa nella parte centrale grazie a una domanda comunque resistente. Le notizie continue sui focolai e l’emergenza aviaria hanno però aumentato la pressione sui margini, legata a una più pesante incidenza dei costi per le misure di sicurezza o per gli abbattimenti degli allevamenti, per non parlare dei costi dei mangimi e quelli ancora elevati dell’energia, rendendo vano ogni sforzo sul fronte dei ricavi.