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7 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 16:34 del 7 Dicembre

La notizia del decesso negli Usa di un paziente – con patologie pregresse – morto dopo essere stato colpito dal ceppo H5N5 dell’influenza aviaria – viene accolta in modo diverso dagli scienziati. Secondo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, il virus H5N5 “è la punta di un iceberg” che merita attenzione: “È meno famoso del suo ‘socio’ H5N1, ma fa parte di una serie di virus aviari che oggettivamente ci inquietano”, afferma all’Adnkronos Salute. L’esperto sottolinea come questo primo caso umano rappresenti l’ennesima dimostrazione della capacità dei virus aviari di oltrepassare i confini abituali di trasmissione: “Queste varianti zoonotiche aviarie sono un problema. Sicuramente esiste una quota di persone esposte ad animali potenzialmente infetti che ha sviluppato forme meno rilevanti e non rilevate”.

Pregliasco richiama con forza la necessità di mantenere attiva la sorveglianza internazionale e critica la recente tendenza americana ad “abbassare la guardia”, nonostante l’opposizione della comunità scientifica: “Piano piano questi virus aviari stanno avanzando sulla strada dell’adattamento all’uomo. La loro presenza è più ampia rispetto al passato e la diffusione sempre più generalizzata, estesa e continua”. Particolarmente preoccupante, osserva, è il salto di specie nei mammiferi, già documentato nei bovini statunitensi e in alcuni animali da compagnia. Le previsioni di una possibile pandemia, tuttavia, restano difficili: “Con serenità, senza allarmismi, dobbiamo mantenere alta l’attenzione sul rischio di spillover e sull’eventualità che l’influenza aviaria diventi trasmissibile da uomo a uomo”.