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L’uovo dell’angelo, il primo lungometraggio originale diretto dall’acclamato regista giapponese Mamoru Oshii, viene spesso annoverato tra le opere più importanti e influenti dell’animazione giapponese, accanto a titoli come Akira, Una tomba per le lucciole e Nausicaä della Valle del vento. Uscì nel dicembre del 1985, ma fu distribuito soltanto per il mercato dell’home video (cioè in videocassetta). Finora, nonostante l’apprezzamento trasversale di appassionati, critici e addetti ai lavori, L’uovo dell’angelo non era mai uscito al cinema. Per il quarantesimo anniversario dell’uscita, Lucky Red lo ha distribuito per la prima volta nelle sale italiane in versione restaurata. Le proiezioni sono iniziate la scorsa settimana, e finiranno il 10 dicembre. Questa versione era già stata presentata in anteprima a maggio, durante l’ultima edizione del festival di Cannes.

Come la maggior parte dei lavori di Oshii, L’uovo dell’angelo non ha una narrazione lineare e immediatamente afferrabile, anzi: non ha neppure una vera trama. È un film onirico, simbolista e sperimentale, povero di dialoghi e pieno di riferimenti a vari interessi personali del regista, come lo gnosticismo, i testi sacri e l’iconografia giudaico-cristiana.