Roma, 28 apr. (askanews) – Un film ambizioso, di una bellezza estetica incredibile e sontuosa, che cattura anche gli spettatori occidentali per cui il teatro kabuki può sembrare un mondo misterioso. Presentato nel 2025 a Cannes nella sezione Quinzaine des Cinéastes, dopo la prima italiana al Far East Film Festival di Udine, dedicato al cinema asiatico, arriva nelle sale (dal 30 aprile) “Kokuho – Il Maestro di Kabuki” diretto da Lee Sang-il.

Il regista giapponese di origini sudcoreane parte dagli anni ’60 e racconta l’ascesa artistica, faticosa, di un ragazzo, figlio di un boss della yakuza (la mafia giapponese). Fattosi notare a soli 14 anni per le sue doti, il giovane Kikuo (Ryo Yoshizawa) viene accolto e protetto alla morte del padre da uno dei più grandi attori di Kabuki, Hanjiro Hanai (interpretato da Ken Watanabe), che lo forma con disciplina e severità insieme a suo figlio Shunsuke (Ryusei Yokohama). I due, con sacrifici e dedizione dedicano la loro vita all’arte del kabuki come onnagata, gli attori che interpretano ruoli femminili.

Lee Sang-il partendo dal romanzo omonimo, si è ispirato, ha detto, a un onnagata esistito durante la Seconda guerra mondiale. “Un personaggio bellissimo, ma con delle ombre – ha detto – da una parte anche un po’ grottesco e misterioso”. “Il Kabuki ha 400 anni e racconta anche una storia di tradizioni che si tramandano, di legami familiari, regole rigide”.