In passato nessuno li chiamava anime, solo cartoni animati giapponesi. Con il passare dei decenni l’animazione giapponese è passata però dall’essere in buona parte confinata alla televisione (con importanti eccezioni come i capolavori del maestro Hayao Miyazaki) a conquistare il grande schermo. Da alcuni anni, seppure per pochi giorni, tornano al cinema capolavori di animazione del passato, come «Paprika» (2006) di Satoshi Kon (1963-2010), «Metropolis» (2001) di Rintarō (pseudonimo di Shigeyuki Hayashi) e «Tokyo Godfathers» (2003) sempre di Kon, al cinema dal 24 al 26 novembre.

E nel 2025 il film di maggior successo tratto da un fumetto, con i suoi 662 milioni di dollari. è stato «Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba – Il Castello dell'Infinito», non il nuovo «Superman» di James Gunn e nemmeno «Fantastici Quattro – gli inizi».

Diretto da Haruo Sotozaki il film è l’inizio di una trilogia, basata sull'arco narrativo «Castello dell'Infinito» della serie manga Demon Slayer - Kimetsu no yaiba di Koyoharu Gotōge.

Nella serie siamo nel periodo dell'Imperatore Taishō (cioè fra il 1912 e il 1926), in un Giappone che da pochi decenni si è aperto all’Occidente. Il protagonista Tanjiro, orfano di padre, ha avuto la madre e i fratelli massacrati e la sorella Nezuko trasformata in demone ma ancora con barlumi di umanità. Si unisce a un gruppo di cacciatori di demoni (la squadra Ammazzademoni) con la speranza che Nezuko possa tornare umana.