Ègiallo sulla presenza della leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado a Oslo per la consegna del Nobel per la pace attribuitole il 10 ottobre scorso.

Il Comitato per il prestigioso premio ha annullato la sua prevista conferenza stampa della vigilia, dopo una mattinata di conferme e smentite che testimoniavano le difficoltà per Machado di lasciare uno dei rifugi dove da quasi un anno vive in clandestinità e raggiungere la capitale norvegese.

Anche la madre, Corina Parisca, era rimasta sul vago: "Credo che verrà, ma non sono sicura". Con lei c'è la figlia, Ana Corina Sosa. È tra gli invitati d'onore, assieme all'argentino Javier Milei, all'ecuadoriano Daniel Noboa e al paraguayano Santiago Orena, oltre al presidente di Panama José Raúl Mulino, che aveva rinnovato l'appoggio "alla lotta per la libertà del popolo venezuelano".

Se Machado uscisse dal Venezuela, correrebbe il rischio di essere dichiarata latitante e di non poter rimpatriare. Ma la responsabile della sua ultima campagna elettorale, Magalli Meda, è stata chiara: "Non esiste alcuna possibilità che María Corina (Machado) resti in esilio (...). È come dire a una madre che dovrà smettere di amare i propri figli", ha dichiarato in un video diffuso da uno dei profili della campagna dell'opposizione.