A Downing Street ieri i leader di Francia, Germania e Regno Unito hanno fatto quadrato intorno all’alleato. “Non ci sono pressioni” perché accetti il piano Usa così com’è, ha assicurato Starmer, mentre Merz ha espresso “scetticismo” su alcune proposte americane. L’Europa “ha molte carte in mano”, le parole di Macron, che ha rimarcato l’impatto delle sanzioni sull’economia russa. Fonti dell’Eliseo hanno poi fatto sapere che la riunione a quattro ha permesso di “continuare il lavoro congiunto sul piano americano, al fine di integrarlo con i contributi europei, in coordinamento” con Kiev. “In preparazione di discussioni tra europei, americani e ucraini nei prossimi giorni”. Zelensky ha parlato di “piccoli progressi verso la pace”. Il leader ucraino ha tenuto poi una videoconferenza con gli alleati, inclusa Meloni, che “ha nuovamente posto l’accento sull’importanza dell’unità di vedute tra partner europei e Stati Uniti”. A Bruxelles faccia a faccia anche con il segretario generale della Nato Mark Rutte, Antonio Costa e Ursula von der Leyen, mentre sul fronte comunitario sembrano aprirsi spiragli sull’utilizzo degli asset russi per finanziare Kiev. La missione di Zelensky si concluderà a Palazzo Chigi. Poi, ha detto il presidente ucraino, “sono pronto a volare negli Stati Uniti se Trump vorrà”.