Era solo questione di tempo, a parere di molti, ma le due sponde dell’Atlantico erano destinate ad allontanarsi. Si può dire quel che si vuole circa la posizione di Trump: che ha dato la sveglia a un’Europa sonnacchiosa; che ha messo i ricchi europei di fronte ai loro ritardi, o peggio alla loro viltà nel voler godere di tutti i vantaggi dell’alleanza atlantica senza mai mettersi davvero in gioco. Si può sostenere che in realtà la Casa Bianca vorrebbe accanto un alleato forte e non un gruppo di Paesi con la testa sotto la sabbia. Si può abbracciare qualsiasi tesi confortevole, ma la verità è con ogni probabilità alquanto sgradevole. L’Unione rappresenta un fastidio e un ostacolo alla visione del mondo accarezzata da Trump e dall’universo Maga che lo appoggia. E la conferma giunge da Putin, colui che dovrebbe essere l’avversario e invece è il personaggio con cui il presidente americano si trova in maggiore sintonia.

È vero, gli analisti vicini a Trump non nascondono i punti deboli della Russia, la vedono come un nano economico in rapporto alla sua enorme estensione e alla ricchezza delle materie prime. Ma questo aspetto costituisce una spinta ulteriore a risolvere la guerra in Ucraina con tutto il cinismo necessario e ad accettare una nuova divisione delle sfere d’influenza: in Europa e anche in Asia, dove c’è il gigante cinese. Solo che non siamo più alla fine della Seconda guerra: le conseguenze sarebbero insondabili per l’arcipelago delle nazioni europee occidentali.