a
Sulle politiche migratorie dell’Ue si è prodotta la «svolta» che da tempo il governo italiano auspicava. In una giornata definita «decisiva» per la gestione dei flussi in Europa, i ministri degli Interni hanno infine trovato l’intesa su tre regolamenti di peso che ridisegnano il sistema comune su rimpatri, Paesi sicuri e solidarietà, segnando secondo il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi - proprio quella «svolta che l’Italia chiedeva da tempo». Al Consiglio Affari Interni, i governi hanno chiuso l’accordo sul nuovo regolamento rimpatri, che introduce per la prima volta obblighi precisi per i cittadini di Paesi terzi irregolari, procedure accelerate e la possibilità di creare «return hubs» (o centri di rimpatrio) in Paesi non Ue. E l’Italia già candida a buon diritto i centri albanesi a primo modello europeo di «return hubs». Piantedosi ha così rivendicato il ruolo giocato da Roma: «Finalmente abbiamo ottenuto una lista europea dei Paesi di origine sicuri, riformato completamente il concetto di Paese terzo sicuro e ci avviamo a realizzare un sistema europeo per i rimpatri realmente efficace. Gli Stati membri potranno applicare procedure accelerate di frontiera, come previsto dal protocollo Italia -Albania».









