di Francesco Mattanamartedì 9 dicembre 20255' di letturaNella vita di Maurizio Micheli c’è stato un bivio molto importante, di cui l’esperta di bivi Monica Setta non ha rendicontato ancora. È il bivio che visse pressoché ventenne allorquando, diplomatosi da poco al Piccolo di Milano, in via Rovello gli assegnavano piccole parti nelle quali avrebbe dovuto mostrarsi serissimo, solo che lui in più occasioni senza volerlo fece ridere gli spettatori. A quel punto il bivio era: perseverare nel sogno di sfondare come interprete drammatico, oppure prestare ascolto alle voci di dentro che lo esortavano a coltivare il registro più leggero? Ha scelto la seconda opzione, divenendo uno dei più valevoli interpreti brillanti della storia dello spettacolo italiano. Teatro, cinema, tv, financo letteratura: lo slogan “di tutto di più” che la Rai (opinabilmente) utilizzava a suo tempo, nel caso di Micheli si attaglia come un vestito di sartoria. Ha fatto sganasciare dal ridere nei film cui prese parte (Il commissario Lo Gatto, Rimini Rimini, Sono un fenomeno paranormale) come nei programmi televisivi (A tutto gag, W le donne, Fantastico con Celentano), mostrando destrezza pure nella scrittura (i libri Sciambagne!