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9 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 14:04

Per quale motivo il senatore Clerico-Dem Graziano Delrio, simpatizzante di Comunione & Liberazione e padre di nove figli (non lo fò per piacer mio/ ma per dar dei figli a dio?), si è reso autore di una vera e propria bestemmia intellettuale promuovendo il dettato legislativo che equipara qualsivoglia critica allo Stato d’Israele all’antisemitismo? Tutto ciò senza neppure poter addurre a giustificazione del proprio obnubilamento quei reiterati abbracci dell’Ignazio Benito La Russa che hanno fatto perdere il senso della realtà alla collega a vita Liliana Segre.

Dunque, la presa di posizione che grida vendetta se non a dio (che – ammesso ci sia – già Grozio invitava a non disturbare con quisquilie politiche), almeno a quell’onestà intellettuale che dovrebbe guidare un eletto del popolo; il rispetto dell’intelligenza altrui imprescindibile per un cristiano ferventemente veritiero («Sia il vostro parlare: “Sì, il sì”, “No, il no”; il di più viene dal Maligno», Matteo 5:37). Mentre la succitata proposta legislativa è semplicemente un obbrobrio per almeno due ragioni; una storica e l’altra politica. Nel primo caso l’attribuzione ai cittadini di Israele il monopolio del titolo di “semiti”, quando altri – palestinesi in primis – possono vantarne il diritto con ben maggiori ragioni. Nell’altro, il retro-pensiero volpino che mira con tale mossa a ricavare un duplice vantaggio: strizzare l’occhio al club dei signori del denaro di cui la finanza ebraica è socia benemerita, da quando i figli del cambiavalute aschenazita Mayer Amschel Rothschild vennero elevati a ranghi nobiliari dai monarchi dell’ottocento (l’imperatore Francesco II d’Austria e la regina Vittoria); concorrere a sgambettare la pericolante segretaria del Pd – Elly Schlein, pattinatrice sulle bucce di banana – e incassare benemerenze da spendere nelle negoziazioni interne che verranno.