Una rete che comprende oggi 52.007 chilometri di tratte, con 18 porti italiani di origine e 23 destinazioni finali, di cui otto in porti stranieri (Spagna, Malta, Grecia, Croazia): sono i numeri delle Autostrade del mare (che consentono di trasportare su nave camion e rimorchi che, altrimenti viaggerebbero sulla viabilità ordinaria), secondo il Censis, che ha fatto un bilancio di 20 anni di attività. In realtà sono di più, perché queste infrastrutture si sono sviluppate con la legge 488 del 1999, che ha introdotto stanziamenti a sostegno del cabotaggio e dell’intermodalità marittima. Ma l’istituto prende in esame il periodo dal 2004 al 2024, in cui la loro operatività è stata (e continua a essere) a pieno regime.
Il rapporto Censis è stato realizzato per il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e per Ram (Rete autostrade mediterranee) logistica-infrastrutture-trasporti, società in house del Mit. Lo studio ha consentito di ricostruire i passaggi che hanno trasformato le Adm, spiega una nota, «in una delle leve strategiche della logistica nazionale, non solo per ridurre l’impatto ambientale e migliorare la mobilità delle merci, ma anche per sostenere il posizionamento dell’Italia nei mercati globali, in una prospettiva di sviluppo futuro del settore».







