L’ Italia resta protagonista nello Short Sea Shipping, il traffico marittimo a corto raggio, con 302 milioni di tonnellate movimentate nel 2024. L’Italia è prima nell’area euro mediterranea dove il traffico registrato ha raggiunto i 628 milioni di tonnellate movimentate. Anche il Mediterraneo mantiene centralità: i 25 principali porti hanno movimentato lo scorso anno 62 milioni di TEU, con una crescita del 5,1%, nonostante le tensioni geopolitiche che hanno ridisegnato la geografia dei traffici, incentivando le rotazioni per il Capo di Buona Speranza.
Pochi spunti del dodicesimo Rapporto Annuale “Italian Maritime Economy”, di SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo), presentato, presso le Gallerie d’Italia di Napoli intitolato quest’anno «Protezionismo e dazi: impatti su shipping globale e modelli portuali. Il Mediterraneo al centro degli scenari tra intermodalità e sostenibilità».
Il Rapporto 2025 - realizzato nell’ambito del Partenariato Esteso “NEST - Network 4 Energy Sustainable Transition”- si è focalizzato su argomenti di forte attualità: i nuovi scenari geopolitici che stanno caratterizzando l’economia marittima e gli stretti mondiali (Suez, Hormuz, Panama), l’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti e le frontiere della sostenibilità dello shipping e della logistica e dell’intermodalità mare-ferro.






