Erano un vero bestseller del tardo Medioevo tanto che il duca Jean de Berry (fratello del re di Francia Carlo V) ne possedeva addirittura diciotto.

I libri d'ore si sono diffusi ampiamente in Europa, specie in area franco-fiamminga tra la seconda metà XIII e XVI, e sono passati alla stampa alla fine del Quattrocento, con centinaia di edizioni, prodotte in particolare a Parigi, tra gli ultimi decenni del XV secolo e i primi del XVI. E ora nell'esposizione Il Tempo della devozione. Libri d'ore italiani tra Medioevo e Rinascimento a cura di Francesca Manzari, Lucia Tongiorgi Tomasi, Ebe Antetomaso e Marco Guardo alla Biblioteca dell'Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana a Roma dal 12 dicembre al 15 febbraio sarà possibile ammirare alcuni tra gli esemplari più celebri, più belli e più rari.

Il libro d'ore di Francesco da Barberino, il più antico tra i pezzi in mostra, è stato eseguito per il celebre poeta e notaio fiorentino, contemporaneo di Dante e presenta cicli di testi e immagini unici, ideati dallo stesso proprietario. L'Offiziolo Visconti in due volumi, invece, è il più sontuoso dei libri d'ore posseduti da Gian Galeazzo Visconti e il più significativo realizzato alla corte viscontea, estremamente ricettiva alle mode francesi. L'artista che ne inizia il progetto illustrativo, Giovannino de Grassi, è il più importante pittore e scultore lombardo di fine Trecento, ingegnere capo della Fabbrica del Duomo di Milano, fino alla sua morte nel 1398 e autore di meravigliosi disegni di animali celebri per il loro naturalismo.