La riforma dell'istruzione tecnica e professionale italiana sta diventando un modello da esportare. Questo perché, anche se ingegnato con un po' ritardo rispetto ad esempio a quanto fatto in Germania, il sistema messo a punto dall'Italia si sta rivelando «più moderno». Ne hanno discusso i ministri dell'Istruzione e degli Affari europei, Giuseppe Valditara e Tommaso Foti, intervistati dal direttore del Messaggero, Roberto Napoletano. L'occasione è stato il convegno L'Europa e il lavoro che verrà organizzato da MoltoEconomia, l'inserto dei quotidiani del gruppo Caltagirone Il Gazzettino, Il Messaggero, Il Mattino, Il Corriere Adriatico e il Nuovo Quotidiano di Puglia che si è tenuto ieri a Roma nell'aula Tarantelli della facoltà di Economia della Sapienza. A «ragionare su quello che sarà il mondo di domani», anche il professore del diritto del lavoro e relazioni industriali all'ateneo romano, Michel Martone che si è chiesto come fare ad assicurare la tenuta del nostro sistema economico e del nostro tenore di vita». Avvicinare i giovani ai lavori del futuro è un passo. Il sistema da esportare è il cosiddetto quattro più due. Dopo quattro anni di istituto tecnico-professionale, una volta ottenuto il diploma, gli studenti potranno seguire un ulteriore biennio di specializzazione in un istituto tecnologico superiore (Its). Un modo per «creare un rapporto forte tra scuola e impresa. È una vera rivoluzione culturale», ha aggiunto Valditara, «Per la prima volta il curriculum scolastico non viene fissato o definito soltanto dalla scuola, ma costruito e progettato assieme alle aziende di riferimento, che sono poi quelle che hanno uno straordinario bisogno di posti di lavoro».
Scuola, il modello Italia riferimento per l'Europa
La riforma dell'istruzione tecnica e professionale italiana sta diventando un modello da esportare. Questo perché, anche se ingegnato con un po' ritardo rispetto ad esempio a quanto...







