Milioni di confezioni vendute, messaggi onnipresenti sui social: il mercato degli integratori che puntano “rinforzare” il sistema immunitario, specie dei più fragili come i bambini e gli anziani, è un vero e proprio “far west”. Ma quanto c’è di vero in queste promesse e, soprattutto, quali fra i tanti possono davvero aiutare a contrastare l’influenza? La risposta degli esperti è chiara e unanime: ci sono integratori e integratori; e ad ogni modo nessuno di essi può essere considerato il primo rimedio contro l’influenza. La prima difesa resta la vaccinazione.
Recupero funzionale
Certo è difficile orientarsi nel mare delle offerte. Navigando sui social, è facile imbattersi in un’enorme quantità di prodotti che promettono di “non far ammalare” o di “combattere meglio” l’influenza. Un mercato vasto e in gran parte autoregolamentato. “Viene pubblicizzato davvero di tutto”, conferma Dario Leosco, presidente della Società Italia di Geriatria e Gerontologia (Sigg) e professore all’Università Federico II di Napoli. “Ma attenzione: gli integratori non vanno demonizzati in toto, bisogna saperli distinguere”, precisa. “Alcuni integratori, quando prodotti con lo stesso rigore metodologico con cui vengono sviluppati e prodotti i farmaci, hanno alla base solide evidenze - continua - che dimostrano di favorire il recupero funzionale degli anziani colpiti da sindromi influenzali. Lo abbiamo visto ad esempio con il Covid”. Ma recupero non significa prevenzione. “Per quella ci vuole il vaccino”, sottolinea il geriatra anticipando uno dei messaggi chiave del prossimo congresso nazionale della Sigg, in programma dal 17 dicembre a Napoli.







