TORINO. Deludente nelle piccole tappe, super nelle grandi classiche. Qual è la vera forza del Torino? A un terzo del cammino è ancora un punto interrogativo, così per ora c’è soprattutto un dato incredibile a sottolineare il campionato sull’ottovolante della squadra di Baroni: può illuminare la strada d’uscita dalla crisi, per ora non fa altro che accrescere rimpianti e rimproveri. Infatti se giocasse il campionato solo contro le storiche cinque sorelle, la squadra di Baroni avrebbe un rendimento da protagonista: sarebbe seconda con 2 vittorie contro Roma e Napoli, 1 pareggio nel derby e l’unica sconfitta contro l’Inter nella giornata inaugurale della Serie A.
Allegri e gli scontri diretti
L’unico ad aver fatto meglio in questo speciale confronto è il Milan, atteso lunedì sera in casa per l’ennesima prova della verità dopo gli ultimi 180’ sciagurati. La colpa è di un Torino che finora si è rivelato dottor Jekyll e mister Hyde, bravo a reggere - ma anche a vincere - quando partiva sfavorito, molto meno a far valere il peso della sua forza contro gruppi alla portata. Non c’è bisogno di un mago per capire i motivi di un cambiamento così evidente, da cercare sì nella testa del gruppo, ma anche nelle sue caratteristiche, più adatte ad un gioco di attesa e rimessa che di costruzione. Il «blocco basso» ha contribuito a tenere a bada attacchi pesanti e tra poco avrà un nuovo crash test, in un’altra di quelle prove «impossibili» sulle quali però i granata hanno costruito la metà del loro bottino.






