Mezzo passo indietro del governo sulla vendita di cannabis light. Un emendamento di FdI alla manovra potrebbe far tornare sugli scaffali "infiorescenze fresche o essiccate e derivati liquidi" per uso "da fumo o da inalazione" ma solo a precise condizioni. Primo, un bassissimo contenuto di Thc, non superiore allo 0,5%, che dovrà essere verificato dall’Agenzia delle dogane. Secondo, una super-imposta di consumo pari al 40% del prezzo di vendita al pubblico, che rischia di renderlo un prodotto di lusso.
Paletti che non sembrano convincere le associazioni dei produttori, nel frattempo impegnati nella battaglia legale servita per spedire l’articolo 18 del decreto di sicurezza – vero e proprio cuore della norma relativa alla cannabis light – davanti alla Consulta per una verifica di costituzionalità. L’eccezione è stata presentata davanti ai giudici di Brindisi, che hanno chiesto alla Corte di pronunciarsi sulla norma che prevede il divieto di importazione, detenzione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione, consegna, vendita al pubblico e consumo di prodotti costituiti da infiorescenze (e loro derivati).
“Un passaggio storico” per le associazioni Canapa Sativa Italia, Sardinia Cannabis, Imprenditori Canapa Italia, Resilienza Italia Onlus."È una vittoria di metodo e di merito: si torna al diritto, alla scienza e alla Costituzione, non alla presunzione" .










