Agli occhi di Trump l’Ucraina non rappresenta solo un grave conflitto a cui porre fine, ma anche una grande opportunità di business per le aziende americane. Lo scorso 30 aprile è stato infatti firmato l’accordo sui minerali strategici e sui giacimenti di terre rare in Ucraina, lo United States-Ukraine Reinvestment Fund. Da luglio si è aggiunto il Prioritised Ukraine Requirements List, il programma con cui diversi Paesi europei della Nato acquistano miliardi di dollari di armi americane e poi le inviano a Kiev. Tra alcuni giorni potrebbe essere la volta del gas made in Usa.

Il costo del gas naturale liquefatto (Lng) che la compagnia energetica statale ucraina, Naftogaz, intende acquistare grazie a prestiti americani - si tratta per ora di qualche centinaio di milioni di dollari – alla fine sarà presumibilmente saldato dai Paesi europei, anche se in forma indiretta.

Come ogni autunno, da tre anni a questa parte, Vladimir Putin ha scatenato la “guerra dell’energia”. Missili, droni e caccia russi hanno iniziato a colpire pesantemente centrali elettriche, griglie e reti di trasporto. Quest’anno, tuttavia, c’è una novità: sono stati presi di mira anche i grandi impianti di estrazione del gas. Gli obiettivi sono almeno due: abbattere il morale di milioni di ucraini che si trovano senza riscaldamento e luce per molte ore al giorno; costringere il Governo di Kiev a importare gas ai prezzi di mercato, insostenibili per i suoi dissestati conti pubblici.