Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha sospeso le sanzioni nei confronti del gigante petrolifero russo Lukoil e prorogato l’autorizzazione a operare all’estero. Sintesi: sono state ammorbidite le misure che il presidente Trump aveva preso in ottobre nei confronti della Russia. Per Vladimir Putin, che di fatto pretende la resa di Kiev, si tratta di un nuovo risultato positivo a pochi giorni dal vertice di Mosca con gli inviati della Casa Bianca, Steve Witkoff e Jared Kushner, che invece hanno evitato di viaggiare fino a Bruxelles per parlare con Zelensky. Il capo negoziatore ucraino, Rustem Umerov, è stato costretto a volare a Miami per ascoltare Witkoff e Kushner e capire cosa avevano concluso le delegazioni di Russia e Usa nelle cinque ore di confronto a Mosca. Anche dal punto di vista simbolico, colpisce che Witkoff sia andato in Russia, ma non nel cuore dell’Europa, a Bruxelles o a Kiev.

Non solo: Donald Trump, parlando dell’esito del vertice di Mosca, ha affermato che si era trattato di «un incontro abbastanza buono», che Putin «vorrebbe raggiungere un accordo», ma «a ballare il tango bisogna essere in due». Sottinteso: a non volere ballare, dunque a tirarsi indietro dall’intesa, è l’Ucraina. Forte di questi riconoscimenti Putin, in viaggio in India, può consegnare una serie di dichiarazioni ai media locali che, oggettivamente, seguono una logica parallela: «La Nato è una minaccia. La Russia non ha iniziato la guerra. Siamo intervenuti con un’operazione speciale per fermare la guerra iniziata dall’Occidente». E sui combattimenti che proseguono spiega, più o meno, che la colpa è dell’Ucraina che non cede i territori che la Russia, dopo quasi quattro anni di guerra, non è riuscita a conquistare. Frase testuale di Putin: «Le forze armate ucraine si rifiutano di lasciare il Donbass, preferendo continuare a combattere invece di porre fine alla guerra. O le truppe ucraine lasceranno questi territori e smetteranno di uccidere persone o li liberiamo con la forza delle armi». Sulla Crimea (occupata nel 2014): «Non l’abbiamo annessa. Siamo semplicemente andati in aiuto di persone che non volevano vedere le loro vite e il loro futuro lasciati alla misericordia di coloro che hanno orchestrato il colpo di Stato in Ucraina».