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Ultimo aggiornamento: 18:05

di Enza Plotino

Se oggi dovessimo cambiare le favole che leggiamo ai nostri figli prima di addormentarsi, allora dovremmo mettere l’elemetto alla strega cattiva, dare in dotazione ai sette nani pistole per difendersi dall’invasione di Biancaneve e cospargere di mine la strada del principe che deve salvare la bella addormentata. Perché è quello che sta succedendo in questi ultimi anni davanti ai nostri occhi: una sospensione della realtà, o meglio quella che noi conoscevamo come la realtà, a favore di una “simulazione della libertà” in cui lo specchio deformante del sistema mediatico seleziona ciò che può esistere nello spazio pubblico della parola. E la parola chiave di questa narrazione ormai dominante è evocazione.

Certo giornalismo italiano sta velocemente diventando un’arma di distrazione e di consenso attorno a un ordine mondiale che contempla il ritorno alla guerra come effetto collaterale per dirimere i conflitti. Nel sistema mediatico si muove una vera e propria macchina da guerra vastissima, fatta di testate, redazioni, agenzie stampa, interessi energetici e accordi politici. E i produttori di armi gioiscono.