Il sistema immunitario è l’“esercito” naturale del nostro corpo, pronto a difenderci dall’assalto di batteri, virus e altri patogeni. Ma proprio come un vero esercito, per farlo ha bisogno di energia: la “centrale operativa” che gliela fornisce è il mitocondrio, organello cellulare che, come confermano le più recenti evidenze scientifiche, è molto più di una semplice batteria. Si tratta, difatti, di un vero e proprio hub decisionale che determina se una cellula immunitaria (in particolare un linfocita T) reagirà efficacemente o soccomberà. L’uso ricorrente di antibiotici o il naturale processo di invecchiamento però mettono a rischio il suo corretto funzionamento. È in questo scenario che si inserisce una ricerca italiana, validata da uno studio clinico e coperta da due brevetti, che ha individuato un possibile “supporto” per il sistema immunitario attraverso la supplementazione di due attivinecessari per il corretto funzionamento: l’uridina e il piruvato.
Il paradosso degli antibiotici
In modo apparentemente paradossale, sono proprio i farmaci che ci salvano dalle infezioni – gli antibiotici – che, nel lungo termine, possono avere un effetto deprimente delle naturali difese del corpo. La spiegazione del fenomeno è di tipo evolutivo: secondo la cosiddetta teoria endosimbiomtica, i mitocondri derivano da antichi batteri, e per questo motivo molti antibiotici progettati per colpire i batteri finiscono per danneggiare anche i mitocondri (è il cosiddetto meccanismo della tossicità off-target). Il risultato, come abbiamo visto, è particolarmente importante per i linfociti T: quando vengono chiamati a proliferare per rispondere a un’infezione, si ritrovano senza il “carburante” necessario a sostenere la divisione cellulare, e questo deficit energetico espone il paziente al rischio di recidive frequenti, come spesso accade nelle infezioni genito-urinarie.






