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L’assalto alla redazione della Stampa da parte di un centinaio di manifestanti filopalestinesi ha attirato molte attenzioni sul caso di Mohamed Shahin, l’imam di Torino che dallo scorso 24 novembre è detenuto nel CPR (centro di permanenza per il rimpatrio) di Caltanissetta, in attesa di essere espulso. I manifestanti che hanno partecipato all’assalto si erano staccati da un corteo di protesta più ampio organizzato proprio a sostegno di Shahin.
Shahin è l’imam del quartiere torinese di San Salvario, e ha ricevuto un decreto di espulsione dal ministero dell’Interno perché accusato di avere posizioni estremamente radicali. In particolare gli sono contestati alcuni passaggi di un discorso che aveva tenuto lo scorso ottobre durante una manifestazione organizzata per protestare contro i due anni di invasione israeliana nella Striscia di Gaza. In quell’occasione disse di essere «d’accordo» con quanto successo il 7 ottobre del 2023, e che la strage compiuta dai miliziani di Hamas in Israele, in cui furono uccise circa 1.200 persone e altre 250 furono rapite, «non è una violenza».
Il giorno dopo, Shahin era tornato a parlare di quelle dichiarazioni e le aveva un po’ ridimensionate, dicendo di vedere quello che è successo il 7 ottobre non come un’azione, ma come una reazione nel contesto dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi che va avanti da decenni. Shahin è accusato anche di avere avuto dei rapporti, nel 2012 e nel 2018, con persone condannate per apologia di terrorismo.












