Si pensa spesso che le malattie oculari colpiscano tutti allo stesso modo. E invece no. Per milioni di donne il rischio di perdere la vista può essere del 54% più alto rispetto agli uomini. Non è una differenza marginale, né un dettaglio statistico: è una realtà clinica che pesa sulla qualità di vita e che oggi la scienza sta finalmente iniziando a leggere con chiarezza. Questi temi sono al centro del congresso internazionale FLORetina Icoor, in corso a Firenze fino al 7 dicembre. L’evento riunisce oltre 5000 specialisti provenienti da 71 Paesi, chiamati a fare luce su una “medicina di genere retinica” ancora poco sviluppata, ma decisiva per migliorare diagnosi, prevenzione e gestione clinica. Obiettivo: coinvolgere le donne in percorsi diagnostici più precoci e in strategie terapeutiche mirate, per evitare ritardi e prevenire esiti peggiori.
Un rischio reale e troppo poco conosciuto
Il sesso femminile è un fattore di rischio per molte malattie oculari, in particolare per quelle retiniche. Le donne hanno, infatti, una probabilità significativamente superiore agli uomini di diventare ipovedenti o cieche. Dopo la menopausa sono più colpite da degenerazione maculare legata all’età, hanno un rischio aumentato di retinopatia diabetica e una maggiore probabilità di soffrire di cataratta, mentre gli uomini sono più esposti al distacco di retina.






