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3 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 11:57

La rimodulazione del Pnrr proposta daI Governo Meloni è stata servita, con il taglio alla dotazione per le Comunità energetiche rinnovabili che scende a 795,5 milioni di euro dai 2,2 miliardi previsti inizialmente. Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica prima ha dato la notizia, a ridosso della scadenza del bando, scatenando le proteste del settore e, poi, ha annesso le rassicurazioni. Ma non bastano. Anche perché, le Cer non sono l’unica nota dolente sul fronte delle rinnovabili. Dopo anni di crescita che hanno segnato l’entrata in funzione di oltre due milioni di impianti (fonte Terna), l’Italia registra nel 2025 un brusco rallentamento: cala il numero di impianti e il Paese si conferma indietro rispetto all’obiettivo 2030 del decreto aree idonee. Numeri a parte, dopo una scia di ritardi e problemi, a chi sceglie di investire nelle Comunità energetiche rinnovabili non bastano le rassicurazioni del Mase. “Il ministero si farà parte attiva nel ricercare ulteriori risorse alle Cer, in caso di fabbisogno, sia attraverso l’eventuale rifinanziamento della misura, sia tramite il ricorso ad altri piani di investimento nazionali o europei”. L’ennesima ‘mossa’ del Governo non migliora una situazione di incertezza e tensione. “Giova ricordare – ha scritto il Mase nei giorni scorsi – che al 20 novembre 2025, l’obiettivo originario Pnrr di nuova capacità di generazione elettrica da Fer pari ad almeno 1730 megawatt è stato superato con oltre 1759 megawatt”. A tanto ammontano, in effetti, le richieste registrate dal Gse (per 772,5 milioni di euro). Ma giova anche ricordare che, rispetto agli obiettivi che si è posto il Governo Meloni con il Decreto Cer, ossia quello di raggiungere i 5 GW di potenza da impianti rinnovabili entro il 2027, l’Italia ha realizzato negli ultimi cinque anni appena 115 megawatt.