È la donna con cui Matteo Renzi sfidò la vecchia guardia del Pd, sfilando il ruolo di Alto rappresentante Ue nella Commissione guidata da Jean-Cluaude Junker niente popò di meno che a Massimo D’Alema, il che la dice lunga sul pragmatismo e la tenacia di Federica Mogherini. Cinquantadue anni, romana, Mogherini è cresciuta a pane e politica, muovendo i primi passi nel Partito comunista e facendosi le ossa nella Sinistra giovanile. A notarla per primo, tra i big del partito, è Piero Fassino, anche se è soprattutto Walter Veltroni a puntare su di lei, sorpassato al centro da Dario Franceschini. Ma Mogherini è donna per tutte le stagioni della sinistra italiana.
Pier Luigi Bersani la inserisce nel listino bloccato che le vale un seggio a Montecitorio nelle elezioni politiche del 2013, mentre col governo Letta “Fede la bionda” rompe un tetto di cristallo diventando la prima donna eletta Presidente della Delegazione parlamentare alla Nato, con il Pdl sulle barricate e la minaccia di mandare a casa Letta per l’affronto. Ma il grosso della sua carriera - anche lei un’underdog destinata a rovesciare i pronostici - deve ancora arrivare, trainata dal “rottamatore” della politica italiana - ergo, Matteo Renzi - che la propone ministro degli Esteri a un recalcitrante Giorgio Napolitano, preoccupato dalla sua inesperienza politica più che dal suo spessore.











