"Donna, giovane, italiana, competente".
Quindi l'hashtag, con tanto di gioco di parole, destinato a sicuro successo #Abbifede. Così Filippo Sensi, il portavoce del premier dell'epoca Matteo Renzi, sintetizzò a caldo, su twitter, la nomina di Federica Mogherini, alla guida della politica estera dell'Unione. Era il 30 agosto del 2014. Romana, classe 1973, quel giorno venne nominata Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea nella Commissione Juncker, carica che ricoprirà sino al 30 novembre 2019.
Una nomina che fu il simbolo dell'ascesa al potere europeo della cosiddetta 'Generazione Erasmus', visto che Mogherini scrisse la sua tesi di laurea, dedicata al rapporto tra religione e politica nell'Islam, durante l'Erasmus ad Aix-en-Provence, in Francia. Dopo essere stata eletta deputata per due legislature per il Pd, nel febbraio del 2014 Matteo Renzi la volle alla guida della Farnesina, terza donna, dopo la repubblicana Susanna Agnelli e la storica radicale Emma Bonino, e la più giovane in assoluto a ricoprire questa carica. Poi, qualche mese dopo, l'approdo a Bruxelles. Qualcuno venne sorpreso dalla sua giovane età. Ma lei da subito rispose a tono: "Sono 20 anni che mi occupo di affari esteri ed europei. Ho 41 anni, non sono giovanissima, ma l'età non si può cambiare.Quello che mi da' conforto è che il premier Renzi è più' giovane di me, altri ministri europei lo sono, c'è una nuova generazione di leader europei e questo è molto positivo". Durante il suo mandato affrontò la strategia comune per combattere l'epidemia di Ebola, mise a punto il contributo europeo alla stabilizzazione della Libia e alla lotta all'Isis, fu tra i protagonisti del Jpoa, l'intesa sul nucleare iraniano.












