VENEZIA - «Stavamo guardando un film assieme, ma l’urlo che è arrivato dalla fondamenta era più forte del volume della televisione. E, quando ci siamo affacciati alla finestra, abbiamo visto una persona che correva disperata, poi la sagoma che emergeva dall’acqua del canale, che si sbracciava. E che finiva sempre più giù». Stefano Bonassi e la figlia Sara, appena 18enne, non ci hanno pensato due volte: si sono lanciati fuori, sono saltati sulla barca ormeggiata sulla riva e, da lì, hanno tirato su l’uomo che stava annegando, afferrandolo per il cappuccio, per lo zaino, per il giubbotto, salvandogli la vita.

È successo nella notte tra mercoledì e giovedì, in rio di Sant’Alvise, dove una persona è caduta in acqua e ha rischiato di perdere la vita; padre e figlia abitano proprio di fronte e, assieme a una passante, sono stati i buoni samaritani che hanno impedito che l’incidente finisse in tragedia: «Quando siamo riusciti ad agguantarlo stava ormai quasi a fondo, non riemergeva più», conferma Sara, «Gli abbiamo tenuto fuori la testa, poi l’abbiamo tirato a bordo della barca che abbiamo usato come piattaforma di salvataggio». La ragazza fa la commessa, il padre è tappezziere nautico, abitano da sempre a Cannaregio e sono intervenuti con tutta la freddezza e la competenza di chi in barca ci è nato. «Ma forse non ce l’avremmo fatta senza l’aiuto della donna che si è fermata assieme a noi», insiste la ragazza.