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"È vietato dai trattati": la Banca centrale si mette di traverso sull'uso degli asset
Mettere le mani sui fondi russi congelati in Europa; ma senza un sequestro formale e fornendo tutte le garanzie del caso ai Paesi più esposti a una reazione di Mosca. L'operazione, allo studio da mesi, si sta rivelando per l'Unione Europea un vero rompicapo. L'ultimo ostacolo è diventato pubblico ieri quando il Financial Times ha rivelato il no della Banca centrale europea a fare da garante nel caso i governi dell'area euro fossero costretti a restituire i soldi alla Russia. Secondo i vertici dell'istituto di Francoforte, che avrebbe già comunicato alla Commissione europea la sua decisione, la garanzia e l'eventuale versamento altro non sarebbero che una forma di "monetary financing", di diretto finanziamento ai governi, vietato dalle nome a dai trattati istitutivi della banca centrale.
E così la tela del provvedimento destinato a rifornire la casse ucraine con i soldi russi congelati in Europa, si complica ancora di più. Specie se si considera che dopo molti rinvii l'obiettivo era arrivare a una decisione da ratificare nel prossimo vertice dei capi di Stato e di governo, in calendario a Bruxelles il prossimo 18 dicembre.









