Uscire dall’ottica dell’emergenza, riequilibrare la distribuzione territoriale delle strutture di accoglienza e rafforzare la rete Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) che fa capo ai Comuni. È questa la direzione da seguire secondo Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo e delegato Anci (Associazione nazionale Comuni italiani) per l’immigrazione.

DOMANDA: Gli sbarchi estivi hanno determinato un aumento dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia che a fine ottobre erano oltre 18mila (+9,5% rispetto al giugno). Continuano però a mancare i posti e i Comuni sono in difficoltà...

RISPOSTA: Bisogna spostare le risorse dai Cas, le strutture di prima accoglienza gestite dal ministero dell’Interno, ai Sai, che garantiscono non solo vitto e alloggio, ma anche servizi di formazione e assistenza e quindi di inclusione sociale. Questo non vuol dire tagliare i Cas, ma uscire da una logica emergenziale e rafforzare l’ordinarietà del sistema. La nuova direttiva Ue sull’accoglienza che l’Italia deve attuare riprende lo spirito dei centri Sai che è l’accoglienza diffusa. Lo spostamento sui Cas deciso negli anni scorsi non ha funzionato. Le situazioni peggiori sono le strutture miste, in cui sono presenti anche gli adulti e per i minori c’è un vero e proprio rischio sicurezza. L’accoglienza in piccole strutture, oltre a ridurre il rischio che questi ragazzi vengano reclutati dal mondo criminale, ha anche il vantaggio di contrastare lo spopolamento dei territori.