Via libera agli impianti agrivoltaici che prevedono moduli elevati dal suolo e che garantiscono la continuità delle attività agricole e pastorali sottostanti. Le Regioni non si potranno più opporre né potranno imporre limiti, a patto che l’impianto presenti i requisiti previsti. Le novità nel decreto in materia di Transizione 5.0 e produzione di energia da fonti rinnovabili (n. 175/2025), in vigore dal 25 novembre scorso che ha ampliato la lista delle aree idonee rendendo sempre possibile installare questa tipologia di impianti.
Le regole e le aree idonee per gli impianti
Il decreto in sostanza ammette tra le aree idonee quelle destinate all’agrivoltaico avanzato. Queste sono caratterizzate da impianti che si distinguono dai tradizionali sistemi fotovoltaici a terra per la loro configurazione tecnica che consente una vera e propria integrazione sinergica tra la produzione di energia elettrica e l'attività agricola sottostante. Per questo, secondo quanto stabilito a livello ministeriale (Linee Guida in materia di Impianti Agrivoltaici, l’impianto deve avere una struttura elevata, ossia i moduli devono essere installi su supporti a un'altezza libera da terra minima di 2,1 - 2,5 metri, ma che può arrivare fino a 4 metri a seconda dei progetti e delle colture). Debbono consentire il passaggio e l'utilizzo delle macchine agricole (trattori, attrezzature) per le normali pratiche colturali e garantire l'adeguato irraggiamento solare e la circolazione dell'aria alle colture. Per garantire la continuità delle attività colturali e pastorali, poi, l'impianto può prevedere la rotazione dei moduli collocati in posizione elevata da terra e l'applicazione di strumenti di agricoltura digitale e di precisione. Infine la superficie destinata all'attività agricola deve essere almeno il 70% della superficie totale del sistema agrivoltaico, mentre quella occupata dai moduli non deve superare il 40% della superficie totale.








