“Ma lo sentite quanto è ragionevole dubitare che sia stato Alberto Stasi a uccidere Chiara Poggi?”. È questa la domanda che si pone Stefano Vitelli, il giudice che nel 2009 giudicò Alberto Stasi non colpevole per l’omicidio di Chiara Poggi, in una lunga intervista a “Lo Stato delle Cose”. Nel corso della trasmissione, in onda su Rai 3 lo scorso 1 dicembre, Vitelli spiega i motivi che lo portarono ad assolvere l’allora fidanzato della vittima, che sarebbe poi stato condannato nel 2015 con sentenza passata in giudicato. A distanza di oltre 17 anni dall’omicidio, il giudice ripercorre la storia giudiziaria del caso, che ora è stato riaperto dalla Procura di Pavia con le nuove indagini su Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima che secondo gli investigatori si sarebbe trovato a casa di Chiara quel 13 agosto 2007.

“Ho assolto Alberto Stasi perché le criticità erano molte e l’approfondimento che abbiamo fatto in primo grado le ha evidenziate – rivela il giudice -. Quanto all’alibi informatico, è stato provato che Stasi fosse a casa sua tra le 9.35 e le 12.20. Rimaneva quindi una finestra temporale più probabile di soli 23 minuti, che sono piuttosto pochi”. A fronte di queste considerazioni ed altre verità giudiziarie emerse durante il processo, per il giudice la risposta poteva essere soltanto l’assoluzione: “Abbiamo una serie di elementi che non portano oltre ogni ragionevole dubbio ad affermare che fosse stato davvero Alberto Stasi ad uccidere Chiara Poggi. E quando ti trovi di fronte a un’obiettiva incertezza hai il dovere morale di assolvere per non correre il rischio di mettere in galera un innocente. Meglio un colpevole fuori che un innocente dentro”, ribadisce.