Poco più di 180mila decessi in un solo anno. È il bilancio dell’inquinamento atmosferico nell’Unione europea secondo la nuova analisi dell’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), che nel rapporto pubblicato il primo dicembre 2025 fotografa una realtà in chiaroscuro: gli impatti sulla salute continuano a diminuire, ma le concentrazioni di polveri sottili e altri inquinanti restano ben oltre i limiti raccomandati dall’Organizzazione mondiale della salute (Oms) nella maggior parte delle città europee.

L’analisi dell’Agenzia copre 41 Paesi europei, compresi i 27 dell’Ue. La Turchia è però esclusa dalle stime sul PM2.5 per mancanza di dati adeguati dalle stazioni di monitoraggio, motivo per cui il calcolo delle polveri sottili riguarda 40 Paesi. L’Eea monitora gli impatti dell’inquinamento dell’aria sulla salute dal 2014, utilizzando i parametri stabiliti dalle linee guida Oms del 2021. E come ogni anno precisa che gli impatti dei diversi inquinanti non vanno sommati, per evitare sovrastime dovute alle sovrapposizioni nei dati.

Il briefing “Harm to human health from air pollution in Europe: burden of disease status, 2025” conferma un trend positivo che dura da quasi vent’anni. Dal 2005 al 2023, i decessi prematuri attribuibili al PM2.5 sono scesi del 57% nell’Ue: un risultato che consente di centrare il target del piano europeo per l’inquinamento zero, fissato al -55% entro il 2030. Ma questa riduzione non deve ingannare: il 95% degli abitanti delle città respira ancora un’aria molto più sporca di quella indicata dall’Oms come sicura.