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Il Nobel per la letteratura non aveva mai voluto apparire in una collana... letteraria

Bob Dylan è il premio Nobel per la letteratura più scontroso di sempre. Nel 2016 seminò il panico nella Accademia di Svezia che lo aveva appena incoronato. Non accettò. Non rifiutò. Silenzio totale. Per giorni. Alla fine, affidò la risposta a una riga nascosta in una intervista rilasciata a un periodico di musica rock. La consegna fu un altro piccolo trauma per i giurati. Dylan non si presentò e mandò Patti Smith al suo posto. La cantante lesse il discorso di accettazione e giù altre mazzate per interposta persona. Dylan faceva educatamente notare che mai aveva pensato ai testi delle canzoni come a possibili poesie. Musica e parola non si possono dissociare: "Le canzoni sono fatte per essere cantate, non stampate su una pagina. E io spero che molti di voi ascoltino i miei testi nel modo in cui sono stati creati: cioè in concerto, sui dischi o sui nuovi media". Conclusione: "Le canzoni sono vive in una terra di vivi. Le canzoni non sono letteratura". E così il tentativo di essere "innovativa" dell'Accademia fu ridotto a una sciocchezza.