"Piano piano sto cercando di crescere, allontanarmi dalle cose che mi rassicurano, le zone dove andrei in automatico.
Mi piace l'idea di lavorare con registi che tirino fuori cose di me che nemmeno sapevo di avere, mi facciano fare quella fatica che serve.
Cerco di allontanarmi un po' da me stessa". Benedetta Porcaroli parla così, nel corso della conferenza stampa di presentazione de 'Il rapimento di Arabella', il film di Carolina Cavalli che le è valso il premio per la miglior interpretazione femminile nel concorso Orizzonti dell'ultima Mostra del Cinema di Venezia. Ora le copie dell'opera - prodotta da Elsinore Film, The Apartment (Fremantle) e Piperfilm in collaborazione con Tenderstories - sono state distribuite da Piperfilm nei cinema, che lo proietteranno da giovedì 4 dicembre. La protagonista della storia, però, non è felice di crescere e delle sfide della maturità quanto l'attrice che la interpreta. 'Il rapimento di Arabella' è una sorta di road movie in un mondo immaginario ("ispirato ai disegni dei bambini", afferma Cavalli), con punte di comicità brillante e una dose rincarata di grottesco e assurdo. Segue la storia di Holly (Porcaroli), una 28enne che si ritrova a rapire una bambina (Lucrezia Guglielmino) perché convinta che sia lei da piccola. Invece, Arabella sta scappando dal proprio padre (Chris Pine) e ora la polizia (incluso l'agente interpretato da Marco Bonadei) la cerca. "Avevo sempre immaginato una ragazza che non ama chi era diventata da adulta e neanche il fatto di esserlo diventata - spiega la regista e sceneggiatrice, Carolina Cavalli - così comincia a cercare soluzioni a questa cosa inevitabile. In questo racconto ne ha trovata una un po' bizzarra". Secondo Porcaroli, "ognuno cerca di sfuggire all'idea di crescere. Penso che questa cosa io la avessi più a livello inconscio, perché cerco di non tradire la me bambina. Con il lavoro che faccio è importante non ucciderla, ma ricordarmi sempre la promessa che le ho fatto". Certo, il rapporto col tempo che passa è difficile per tutti. "Il tempo che abbiamo a disposizione sembra tanto, ma non sappiamo cosa farne - dice l'attrice, tra il serio e il faceto -. Non credo al fatto che si muoia, è tutto troppo perfetto. Rilancio: magari ci rivediamo tutti insieme altrove". Cavalli, dal canto suo, con la bambina che era ora va "abbastanza d'accordo", sostiene, "ma non sono sicura del perché. Credo di non averla mai abbandonata e di dover fare ancora dei passi per essere più libera da questo legame". In ogni caso, c'è sicuramente molto della sua interiorità nel film, sia per i temi e la scrittura (in particolare quella delle ultime scene), che per il metodo espressivo. "Carolina mi ha accompagnato verso il suo linguaggio con grande cura - racconta Marco Bonadei -, come interprete è di mio interesse indagare linguaggi nuovi e in ogni progetto che affronto voglio plasmare me stesso in relazione al linguaggio dell'autore. Credo di aver visto 'Amanda' (l'opera prima di Cavalli, ndr) almeno 8-9 volte. Sarò ossessivo-compulsivo ma…" Qui lo interrompe Porcaroli, "ma come!", dice. Poi, aggiunge: "Beh, allora c'è un motivo perché sei in questo film". L'ironia e il tema dell'assurdo, in fondo, non si esauriscono uscendo dalla sala.








