“Ben vengano i film che incassano, ma credo che il denaro pubblico debba andare prima di tutto a chi sperimenta, a quelli che faticano a trovare pubblico. Un paese che non investe nella propria identità cinematografica è un paese che rinuncia a raccontarsi la mondo”: così Isabella Ferrari al Corriere della Sera, a proposito dei mancati finanziamenti pubblici per il documentario su Giulio Regeni.
E ancora: “Merita rispetto la famiglia Regeni. Quanto è stata dignitosa quella famiglia nel suo dolore. Penso a quanto sia ingiusto non poter approfondire la sua storia. La storia di un giovane ricercatore italiano morto ingiustamente”. Ferrari sarà al festival di Cannes con “Roma Elastica“, una coproduzione italo-francese diretta dal regista Bertrand Mandico. E lei a Cannes è stata due volte per sorrentino: “Parthenope e prima per La grande bellezza. Eravamo un bel gruppone simpatico. Ricordo Carlo Verdone, con cui parlavo sempre e solo di medicinali. Avevo il copione in mano, gli chiesi della pillola che mi aveva consigliato tempo prima per domare l’ansia di un lungo volo aereo. Carlo non mi fece quasi finire la frase, disse: Serpax da 15 milligrammi. Fu l’unica parola che mi appuntai sul copione della Grande bellezza. Di Cannes ricordo alcune recensioni non positive uscite prima del tappeto rosso. Se penso al cammino che ha fatto quel film».






