Milano, 30 nov. (askanews) – Nella conferenza tenuta il 26 gennaio 1880, il letterato torinese Corrado Corradino ricostruiva il ruolo del vino nella vita dei popoli, attraversando miti, riti, pratiche religiose, abitudini sociali e derive della convivialità. Fin dalle prime righe chiariva che l’argomento ha senso solo se affrontato come fatto culturale e non come analisi del bere fine a sé stesso, ricordando che “Se il vino non dovesse considerarsi altrimenti che come una bevanda allegra capace di annebbiare la limpidezza”, non varrebbe la pena seguirne la lunga storia simbolica. La nuova edizione del testo, pubblicata da Infinito edizioni in un volume di 80 pagine con illustrazioni in bianco e nero, rende nuovamente accessibile questo percorso in cui il vino diventa chiave di lettura di civiltà, religioni e comportamenti collettivi.
Per Corradino (1852-1923), che è stato poeta, critico letterario, giornalista e storico, il primo segnale da osservare è la relazione tra vino e grado di sviluppo sociale, perché “presso tutte le nazioni civili l’allegro culto di Bacco par che vada a mano a mano acquistando in raffinatezza”. Bacco è descritto come il punto di incontro tra natura e rappresentazione simbolica, un dio capace di incarnare gioia, vitalità e creatività, tanto che “gli uomini salutano in lui il simbolo della giocondità e della vita”. Questa lettura si innesta su un panorama più ampio, nel quale il vino soppianta fermentati di palma, riso, miele, carni e perfino bevande ottenute dal pane masticato, un mondo che testimonia come “Che il bisogno di pozioni alcooliche sia stato sentito di buonissima ora, e specialmente presso alcuni popoli, lo prova ad esuberanza la storia”.







