Gli ex colonnelli Dc insorgono contro l’uso “improprio” dello storico emblema. "A quegli amici scappati di casa che da tempo utilizzano come simbolo lo scudo crociato e come nome la Democrazia Cristiana chiediamo di smetterla di offendere la memoria del più grande partito che l'Italia repubblicana abbia avuto". Così in una nota Paolo Cirino Pomicino, Giuseppe Gargani, Calogero Mannino, Ortensio Zecchino e Vito Bonsignore. “Un'offesa che diventa ancora più indigeribile per i risultati che ottengono, raccogliendo una quantità risibile di voti, oscillante tra l'1 e il 2 per cento, e per la totale assenza di vita democratica al loro interno”.

Cirino Pomicino: “Il premierato di Meloni è uno scherzo. Altro che Terza Repubblica, mi tengo stretta la prima”

Emanuele Lauria

La recriminazione raccoglie subito consensi da altri ex della Balena bianca: “Condivido l'appello degli ultimi leader Dc viventi: fallita la riunificazione di nome e simbolo della Dc in un nuovo partito, l'utilizzo delle antiche effigia rappresenta una profanazione, peraltro inutile visti i risultati elettorali”, dice Gianfranco Rotondi, presidente della “Dc con Rotondi” e deputato di FdI. “Il mio partito ha come simbolo il mio cognome, già ho smesso di usare l'acronimo assoluto 'Democrazia Cristiana'. Peraltro in Campania la mia lista ha avuto gli stessi voti (pochi) dello scudo crociato. Per quanto mi riguarda sono pronto a condividere la possibilità di conferire nome e simbolo della Democrazia Cristiana all'Istituto Sturzo o ad una fondazione”.