"Cos’hai fatto oggi? Ho giocato." Una domanda all'apparenza banale, ma che negli ultimi anni ha innescato una crescente preoccupazione tra i genitori: i bambini, specialmente nella fascia 0-6 anni, starebbero "perdendo tempo" prezioso.
Questa ansia si riflette spesso in una diffusa convinzione che i momenti di gioco libero, in particolare quelli vissuti all'interno dell'asilo nido o della scuola dell'infanzia, siano attività superflue o che "non si faccia nulla" di concretamente educativo.
Ma questo mito del dover fare sempre e comunque qualcosa scricchiola e anzi sono molti i pedagogisti a consigliare di fare dietro front sfatare questo mito e ribadire un concetto cruciale: "in questa fascia d'età, giocare è l'unica vera forma di apprendimento", come sottolinea la dottoressa Giovanna Giacomini, formatrice e pedagogista in questo approfondimento sull'importanza del gioco in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini il 20 novembre.
Il paradosso moderno del gioco
Il paradosso legato all'utilità del gioco si è acuito esponenzialmente, manifestandosi in una netta divergenza tra infanzia ed età adulta riguardo al valore attribuito alle attività ludiche:






