«È naturale che l’anima del fanciullo abbia bisogno di gioco. I fanciulli sono per natura portati a inventare giochi e basta che si ritrovino insieme perché il più delle volte ne scoprano uno», insegna Platone, tratteggiando con una semplicità incredibile il senso del gioco per i bambini, che non è solo piacere e divertimento ma è una palestra per crescere, essendo un’esperienza vitale. Perché è così importante? Lo abbiamo chiesto ad Antonio di Pietro, pedagogista ludico, referente pedagogico del coordinamento regionale di Nati per la musica Toscana e collaboratore del Centro per la salute delle bambine e dei bambini (Csb onlus). «Come prima cosa direi che il gioco è importante "semplicemente" perché per i bambini è importante. Basta osservarli: giocano ogni qualvolta se ne crei l'occasione, giocano senza che nessuno glielo chieda. Poi quando giocano lo fanno con tanto impegno. Allo stesso tempo il gioco genera divertimento, ovvero un piacere che permette di ricercare, scoprire e conoscere qualcosa di nuovo rispetto a sé stessi, agli altri, al mondo intorno a noi».
Giocare per crescere, dieci regole per aiutare i bambini a esplorare l'ambiente e le proprie emozioni
Antonio di Pietro, pedagogista ludico: «Con il gioco i nostri figli apprendono l’autoregolazione, la risoluzione dei problemi, la gestione del rischio e molte altre competenze che migliorano la qualità della vita»






