Fumogeni rossi e blu scuro per creare una cortina, dietro la quale agire tranquilli. Passamontagna per coprirsi il viso, sfuggire alle videocamere di sorveglianza. Giubbotti e pantaloni neri per rendersi non identificabili. E poi l’aggressione ai videomaker che filmavano il corteo, anche questo un segnale.

L’attacco di ieri a La Stampa non era né imprevisto né imprevedibile. Era pensato, voluto e immaginato, come appendice di una mezza giornata di manfestazioni. Il corteo che da via Nizza inizia a correre verso la sede del giornale, imboccando via Rosmini, indica che l’obiettivo dei manifestanti era stato raggiunto. «Giornalista ti ammazziamo» urlano. Ed è un coro sentito troppe volte nel corso degli anni durante le le manifestazioni più dure.

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