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Mercoledì c’è stato un colpo di stato in Guinea-Bissau, una repubblica semi-presidenziale con 2,1 milioni di abitanti nell’Africa occidentale, che confina con Senegal e Guinea. Mentre era in corso il conteggio dei voti delle elezioni parlamentari e presidenziali, che si erano svolte domenica, un gruppo di militari ha preso il controllo del paese, ha deposto il presidente uscente Umaro Sissoco Embaló e ha nominato al suo posto il generale Horta Nta Na Man, uno stretto alleato di Embaló.

I militari hanno sostenuto di averlo fatto perché i servizi segreti del paese avrebbero scoperto un piano per destabilizzare l’ordine costituzionale, non si sa bene da parte di chi. L’opposizione invece ha accusato Embaló di aver architettato il colpo di stato per evitare la diffusione dei risultati elettorali e rimanere al potere.

La Guinea-Bissau è uno degli stati più poveri al mondo, e ha una lunga storia di colpi di stato. Dal 1974, l’anno in cui il paese ottenne l’indipendenza dal Portogallo, ci sono stati quattro colpi di stato e vari tentativi falliti. Alcuni importanti politici sono stati uccisi, e negli ultimi cinquant’anni il paese è stato guidato da un’alternanza di leader civili e militari. In questi decenni il principale partito politico è stato il Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde (PAIGC), che aveva avuto un ruolo centrale nella guerra per l’indipendenza e che fino a mercoledì era all’opposizione.