Siamo nel 1906. Il 15 febbraio Ernesto Schiaparelli trova una tomba intatta. Non è la tomba di un faraone, ma di un cittadino privato piuttosto importante. L’intero corredo, di proprietà del Museo Egizio, viene ora per la prima volta allestito integralmente, con nuove tecnologie e apporti interdisciplinari, dall’archeologia alla filologia, alla chimica, fisica e storia dell’arte. Ne parla Enrico Ferraris, curatore al Museo Egizio.

Chi erano Kha e Merit?

«Kha, vissuto con la moglie Merit intorno 1350 a.C, era il capo dei lavori delle squadre che costruivano le tombe dei faraoni nella Valle dei Re. Viveva nel villaggio di Deir el-Medina, creato intorno al 1500 a.C. dove alloggiavano le squadre di artigiani, artisti e le loro famiglie».

Com’era strutturata la comunità?

«Per competenze: scultori, pittori, manovali eccetera, erano guidati da un capo dei lavori, personaggio in cima alla élite, che si interfacciava con le figure gerarchiche più importanti, come il Visir , secondo in capo in Egitto».