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Dall’infiltrazione digitale al monitoraggio sul campo: la rete con cui l’intelligence iraniana ha ampliato il proprio raggio d’azione in Medio Oriente attraverso spionaggio, propaganda e tattiche ibride.
Negli ultimi mesi, una serie di documenti trapelati ha consentito di ricostruire in modo sorprendentemente chiaro la struttura e il funzionamento del cosiddetto Dipartimento 40, una delle divisioni più opache e riservate dell’intelligence dei Pasdaran. Quello che emerge è un apparato sofisticato, costruito per muoversi tra guerra cibernetica, infiltrazione all’estero e supporto tecnologico a operazioni clandestine contro obiettivi israeliani. Una rete fatta di basi urbane, società di facciata e infrastrutture digitali che, lavorando nell’ombra, aveva il compito di intercettare dati sensibili e monitorare cittadini israeliani e potenziali oppositori.
Dai documenti analizzati prende forma una mappa dettagliata della rete interna. Il fulcro operativo si trova nel sud di Teheran, in una base attiva dal 2018 e gestita da funzionari dei servizi dei Pasdaran. Qui operano due anime complementari: una sezione maschile dedicata alle attività tecniche più avanzate, e una femminile che si occupa di traduzioni, analisi linguistiche e supporto logistico.






