Il Portogallo è un paese che profuma di mare, aglio, carbone e zucchero caramellato. Tra le viuzze acciottolate di Lisbona, i vicoli di Porto e i mercati di Faro, lo street food racconta un popolo genuino, innamorato del mare, delle spezie e del convivio. Qui il cibo di strada non è una moda, ma un rito collettivo: un modo di stare insieme che, da secoli, narra la storia e l’identità di una nazione. La cucina nasce nelle case, nei porti e nelle taverne, tra il profumo del pesce arrostito e le note del fado. È fatta di ingredienti semplici come pane, olio, aglio, pesce e vino, ma con un’anima profonda e marinara. Ogni regione, dal verde Minho all’assolato Algarve, ha un suo accento, ma ovunque si ritrova la stessa filosofia: rispetto per la materia prima, lentezza, convivialità.

Sardinhas assadas (ph. Portoguese Chef)

La storia

La cucina portoghese porta il sapore del mare in ogni pagina della sua storia; nel Quattrocento e nel Cinquecento i navigatori salparono alla ricerca di spezie e nuove rotte oceaniche, portando con sé ingredienti e tecniche che avrebbero influenzato le cucine di mezzo mondo. Furono marinai e mercanti lusitani a diffondere i peperoncini dal Nuovo Mondo verso Africa e Asia e a sviluppare la coltivazione della canna da zucchero a Madeira, aprendo la strada a un fiorente commercio di zucchero, melassa e distillati. Il contatto tra tecniche europee e ingredienti locali generò nuove ricette lungo le coste africane, in Brasile e in Asia: a Goa e in Mozambico nacquero salse e preparazioni speziate, mentre a Capo Verde piatti come la cachupa raccontano la fusione di tradizioni africane, portoghesi e amerinde. A Macao la pastel de nata ha dato vita alla celebre “egg tart”, e i fritti portoghesi come i peixinhos da horta, arrivati in Giappone nel XVI secolo, contribuirono allo sviluppo delle tecniche di frittura che avrebbero portato alla tempura.