MILANO – C’è stato un “accordo” tra Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio per scalare Mediobanca con l’obiettivo di arrivare a Generali. Grazie agli acquisti “coordinati” in violazione di norme bancarie e finanziarie. Conquistando le quote di Mps cedute dal Governo. Cercando di “occultare al mercato l’esistenza di patti” e ostacolando l’attività di organismi di vigilanza come Consob, Bce e Ivass. Un “grave quadro indiziario” che la procura di Milano descrive nel decreto di perquisizione e sequestro di 35 pagine eseguito giovedì dalla Guardia di finanza nei confronti dell’imprenditore ed editore, del presidente di Luxottica e dell’ad del Monte dei Paschi di Siena, tutti indagati e difesi, tra gli altri, dagli avvocati Paola Severino, Giuseppe Iannaccone e Nicola Apa. Dalle carte emerge il ruolo del ministero dell’Economia e più in generale del Governo, e vengono sottolineati i suoi conflitti d’interesse.

“Manipolazione del mercato”

Le accuse della procura guidata da Marcello Viola sono di manipolazione del mercato e ostacolo alla vigilanza. In sintesi, la Delfin guidata da Milleri e il Gruppo Caltagirone, con il concorso di Lovaglio, “hanno realizzato il progetto di acquisizione del controllo di Mediobanca”, che poi si è concretizzato “in palese violazione delle norme del Tuf”, il Testo unico delle norme in materia finanziaria. Nella scalata a Piazzetta Cuccia è stato violato l’obbligo di un’Opa totalitaria (offerta pubblica di acquisto) – necessaria quando si supera la soglia di partecipazione del 25% - ed è stato nascosto il “concerto”, dunque il patto segreto tra i protagonisti dell’affare. Informare il mercato era invece “doveroso”. Opaca, per i pm, è stata la procedura attraverso la quale il Mef ha ceduto il 15% di quote in Mps, tra gli altri, a Caltagirone e Delfin. Prima tappa “cruciale” della scalata.