Ludovica Rampoldi è una brava sceneggiatrice. Ha al suo attivo diversi script di film e serie importanti, da “Gomorra – La serie” a “Il traditore” e “Esterno notte” di Bellocchio, fino a il recente “Il maestro”, da poco uscito in sala. Ora ha deciso di passare alla regia, desiderio che cattura spesso chi recita, con risultati non di rado deludenti. “Breve storia d’amore”, purtroppo, conferma che scrivere e girare sono due esercizi piuttosto differenti e che volendoli accumulare (Rampoldi ha scritto il film, oltre ad averlo diretto) a volte si rischia di mostrarsi deboli dietro la macchina da presa (e ci starebbe pure, essendo un esordio), ma anche più superficiali con la tastiera, nonostante la buona esperienza. Conosciamo Rocco (Adriano Giannini): è un sismologo. Nel tempo libero coltiva il curioso hobby di coniugare scacchiera e ring (il chessboxing esiste veramente), mente e corpo. Una sera, in un bar, conosce la giornalista Lea (Pilar Fogliati), che oltre a farsi di gin tonic, ha l’aria di essere scazzata dalla vita. I due in qualche modo si attirano (in realtà è più lei a tessere una specie di trama) e finiscono col diventare velocemente amanti, essendo entrambi sposati: lui con una psicologa (Cecilia – Valeria Golino), che ama rilassarsi andando a sparare al poligono; lei con un attore di fiction (Andrea – Andrea Carpenzano). La coppia più matura ha una cinquantina d’anni, quella più giovane quattro lustri in meno. In realtà non ci vuole troppo tempo per capire come l’apparenza casuale di incontri e inganni, nasconda un disegno azzardato per arrivare allo svelamento ufficiale di incroci reciproci. Non discostandosi da quell’ambiente borghese, che da tempo soffoca inevitabilmente gran parte del cinema italiano, sia in forma di commedia che in quella più ruvida del dramma, “Breve storia d’amore” dà l’impressione costante di muoversi con ogni paracadute narrativo, mantenendosi in una careggiata quasi asfaltata, non riuscendo mai a sottrarsi dall’ovvia prevedibilità, non solo per la scrittura, come detto, che si accontenta dei minimi sussulti annacquando qualsiasi clandestinità e dando poco respiro ai personaggi, per un film paradossalmente troppo scritto, ma anche per una regia didascalica e prudentissima, incapace di offrire in modo originale una storia che di originale non ha nulla, nemmeno nella sottotraccia di thriller annacquato dei sentimenti, che a un certo punto vorrebbe prendere. A questo si aggiungano ossessioni simboliche (i pesci rossi che muoiono, le formiche che invadono la casa), recitazioni poco più che svogliate (a parte Fogliati, che è la vera stratega della situazione) e una scena madre che sgonfia l’attesa. Purtroppo non c’è nulla di nuovo sotto i tetti coniugali, mentre la speranza che una brava sceneggiatrice sapesse tradurre anche in immagini ciò che scrive, è andata delusa. Voto: 4,5.
Storie di tradimenti, storie di madri: l'amore è tossico e il cinema lo racconta male
Ludovica Rampoldi è una brava sceneggiatrice. Ha al suo attivo diversi script di film e serie importanti, da “Gomorra – La serie” a “Il traditore” e...






