"Al referendum voterò sì". A dirlo non è un esponente di governo, ma Augusto Barbera. Il presidente emerito della Corte costituzionale, nonché ex parlamentare del Pci e poi del Pds, non nasconde la propria posizione in merito alla riforma della giustizia. Anzi, racconta che "dal Pd ho ricevuto diverse chiamate di apprezzamento".

Barbera, raggiunto dal Corriere della Sera, ammette che "molti in quell'area hanno la mia medesima opinione. Anche se alcuni preferiscono non esporsi. Io comunque rimango coerente con il voto che diedi, da parlamentare comunista, a favore del nuovo processo". D'altronde sulla separazione delle carriere non può che dirsi d'accordo con il governo: "Attualmente giudici e pm sono insieme nel Csm e insieme si giudicano. Per questo è corretto che ci siano due Consigli superiori, uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri e un'Alta corte disciplinare". E sul rischio di esporre il pm alle direttive dell'esecutivo di turno, dice: "Sono critiche analoghe a quelle che parte dell'Anm mosse a Giovanni Falcone quando promosse la creazione della Procura nazionale antimafia. Aggiungo anche che ci sono sistemi, come quello francese, in cui, pur essendo il pm completamente indipendente, il governo può dare indicazioni sulle linee di contrasto al crimine. Purché siano scritte e non attinenti a indagini in corso".